Oggi torno ai Piani di Artavaggio, un luogo che avevo già visitato qualche anno fa sfruttando la comoda funivia che sale dal paese di Moggio. L’obiettivo di questa uscita, però, è quello di raggiungere i Piani a piedi, facendo un po’ più di fatica e percorrendo quindi un sentiero decisamente più lungo.
Le due opzioni possibili sono la partenza dal Culmine San Pietro oppure da Avolasio. Dopo alcune valutazioni, opto per la prima, che ritengo più semplice e meno pericolosa in caso di presenza di lunghe sezioni ghiacciate.
Negli ultimi giorni ci sono state alcune precipitazioni in pianura, che probabilmente si sono trasformate in neve sulle montagne più alte attorno ai Piani. Nei tratti a quota più bassa sarà invece più facile trovare neve compatta e dura, oppure lastroni di ghiaccio nelle zone più in ombra.
Il sentiero non dovrebbe comunque essere particolarmente impegnativo, solo un po’ lungo e forse faticoso a tratti, proprio per la presenza della neve. In genere, però, i percorsi vengono sempre battuti dai numerosi escursionisti e dalle motoslitte.
Metto quindi nello zaino ramponcini e abbigliamento invernale adatto, e siamo pronti per partire.

Sommario: Ciaspolata ai Piani di Artavaggio da Culmine San Pietro
- Sommario: Ciaspolata ai Piani di Artavaggio da Culmine San Pietro
- Descrizione Breve: Trekking Piani di Artavaggio da Culmine San Pietro
- Dati tecnici – Trekking invernale Piani di Artavaggio
- Mappa: Trekking Piani di Artavaggio da Culmine San Pietro
- Dove parcheggiare per salire ai Piani di Artavaggio – Culmine San Pietro
- Prima parte della salita lungo la pista Ciclabile
- Arrivo alla base dei Piani di Artavaggio
- Salita al rifugio Nicola e rifugio Cazzaniga-Merlini
- Anello per raggiungere Casera Campelli
- Ritorno lungo la strada dell’andata
- Consigli fotografici – Trekking Piani di Artavaggio da Culmine San Pietro in inverno
- Galleria fotografica – Trekking Piani di Artavaggio da Culmine San Pietro
- Conclusioni e consigli – Ciaspolata ai Piani di Artavaggio da Culmine San Pietro
- Periodo consigliato
- Link e riferimenti utili
- Valutazione
- Webcam Ciaspolata ai Piani di Artavaggio da Culmine San Pietro
- Apprezzi il mio lavoro e vuoi supportarmi?
- Dove seguirmi? Vuoi restare aggiornato?

Descrizione Breve: Trekking Piani di Artavaggio da Culmine San Pietro
Per raggiungere i Piani di Artavaggio è possibile prendere la comoda funivia che parte dal paese di Moggio. In alternativa, sono presenti diversi percorsi di trekking, con lunghezze e difficoltà variabili.
Una delle possibilità è partire dalla località Culmine San Pietro, parcheggiando in una delle poche piazzole lungo la strada o nella piccola area sterrata adibita a parcheggio. Da qui, dietro una sbarra, inizia una lunga pista ciclabile che conduce fino alla base dei Piani di Artavaggio.
Si segue quindi l’evidente strada della ciclabile, che si immerge subito in un fitto bosco di faggi. Tramite dolci tornanti si guadagna gradualmente quota, e si aprono i primi scorci panoramici sulla Grigna e sul sottostante paese di Moggio.
Con pendenze sempre regolari e alternando tratti in cemento ad altri completamente sterrati, la ciclabile raggiunge l’incrocio segnalato con il sentiero CAI 727. Da questo punto la vista cambia completamente: alle spalle si lascia la Grigna, mentre davanti si aprono i primi scorci sulle cime imbiancate del Monte Sodadura e dello Zuccone Campelli.
Procedendo quasi in piano al limitare del bosco, si incontra il sentiero CAI 151 (parte della DOL). Ancora qualche tornante tra collinette innevate e piccoli laghetti ghiacciati, e finalmente si giunge in vista dei Piani di Artavaggio, con i rifugi, l’arrivo della cabinovia e le piste per gli slittini.
Giunti sul pianoro, si può proseguire verso nord salendo in direzione del Rifugio Nicola. Il sentiero da seguire è il CAI 724, ma in presenza di neve la traccia sarà ben battuta e ampia, quindi impossibile sbagliarsi.
Con una pendenza un po’ più marcata si sale verso il rifugio, che si raggiunge in circa 30 minuti in una spaziosa area pianeggiante.
Da qui si può proseguire oltre verso il Rifugio Cazzaniga-Merlini, passeggiando lungo la piana innevata che collega le due strutture.
Il trekking può concludersi qui, tornando a valle lungo lo stesso percorso dell’andata.
In alternativa, è possibile chiudere un piccolo anello imboccando il sentiero CAI 101, che scende rapidamente tra le rocce della Cima di Piazzo e i cumuli di neve, in direzione di Casera Campelli.
Dopo la ripida discesa iniziale si prosegue in piano, costeggiando una vasta area pianeggiante punteggiata di baite. Seguendo il sentiero DOL, o attraversando direttamente i prati, si gode una splendida veduta sul Rifugio Cazzaniga-Merlini appena superato.
Dopo un breve tratto nel bosco, il sentiero si ricongiunge con la strada che sale dai Piani di Artavaggio al Rifugio Nicola; da qui si torna verso il parcheggio seguendo lo stesso itinerario dell’andata.

Dati tecnici – Trekking invernale Piani di Artavaggio
| Difficoltà | E – Escursionistico |
| Durata | 6:00 (A/R) |
| Anello | No |
| Distanza | 22 Km |
| Dislivello | 985 m |
| Sentieri | CAI 151 DOL |
| Tipologia | Trekking |
| Data | 14/12/2025 |
Mappa: Trekking Piani di Artavaggio da Culmine San Pietro
Questo articolo nasce con l’intento di ispirare e informare. I luoghi che racconto sono ambienti alpini delicati, che meritano attenzione e rispetto.
Prima di metterti in cammino, ti invito a:
- 🌤️ Verificare le condizioni meteo, lo stato dei sentieri e la possibile presenza di neve o ghiaccio.
- 🗺️ Informarti presso fonti ufficiali come uffici turistici, guide alpine, rifugi o il sito del CAI.
- 🧗 Valutare con onestà se il percorso è adatto al tuo livello di allenamento e di esperienza in ambiente montano.
📍 La traccia GPX e i dati tecnici che condivido sono strumenti utili, ma non sostituiscono il buon senso, l’attenzione e la preparazione.
⚠️ Se puoi, evita i periodi di massimo afflusso: le giornate feriali o le stagioni meno frequentate offrono un’esperienza più autentica e riducono la pressione sull’ambiente.
💚 Infine, ricorda che ogni nostra presenza lascia un segno. Cammina con leggerezza:
- resta sul sentiero,
- non lasciare rifiuti,
- non disturbare la fauna,
- e se puoi… porta via anche ciò che altri hanno dimenticato.
Mappa dell’escursione: Trekking Piani di Artavaggio da Culmine San Pietro
Migliore App mappe offline per il trekking: Recensione Mapy.cz – La migliore App per il trekking (stefanopoma.it)
Dove parcheggiare per salire ai Piani di Artavaggio – Culmine San Pietro
Il punto di partenza di questa escursione si trova lungo la strada SP64, tra il paese di Moggio e la località Culmine San Pietro. Raggiunto il paese e gli ampi parcheggi della funivia, proseguiamo dritti lungo la strada principale, superiamo le ultime case e iniziamo a risalire il versante della montagna.
Negli ultimi chilometri la carreggiata si fa abbastanza stretta, ma il fondo rimane comunque asfaltato e sono presenti guard rail nei punti più esposti. Proseguite con attenzione, anche se il percorso non presenta particolari difficoltà.
Dopo una serie di tornanti si raggiunge la località Campuscedo, situata a poche centinaia di metri dal Passo Culmine San Pietro. Qui si trova un piccolo parcheggio sterrato, proprio all’inizio del sentiero.
Visti i pochissimi posti disponibili, molti escursionisti preferiscono fermarsi in alcune piazzole poco prima o direttamente lungo la carreggiata, nei punti più larghi.
- Parcheggio sterrato: 📍45°54’44.6″N 9°29’52.1″E
- Piazzole lungo il tornante: 📍45°54’50.9″N 9°29’46.9″E
Poiché i posti sono davvero pochi, consiglio di arrivare presto o di scegliere giorni infrasettimanali. In alternativa, è possibile parcheggiare al Passo Culmine San Pietro, anche se questa soluzione comporta 20-30 minuti aggiuntivi di cammino lungo l’escursione.
- Parcheggi Passo Culmine San Pietro: 📍45°54’07.9″N 9°29’37.7″E
⚠️ La strada che abbiamo percorso era perfettamente pulita (anche grazie alle piogge degli ultimi giorni). Tuttavia, considerando la natura del tracciato e il fatto che il passo può essere chiuso in inverno, non è garantito che la carreggiata venga sempre sgomberata da neve e ghiaccio fino ai parcheggi indicati.
In tal caso, consiglio di contattare gli uffici turistici della zona (link a fine articolo) per avere informazioni aggiornate sulle condizioni della strada.
Salita dalla funivia di Moggio
Per semplificare notevolmente l’escursione e ritrovarsi subito alla base dei Piani di Artavaggio, è possibile prendere la comoda funivia che parte dal paese di Moggio. In questo caso sarà sufficiente parcheggiare in paese, dove sono disponibili numerosi parcheggi gratuiti messi a disposizione dei visitatori.
Per informazioni su orari, costi e date di apertura della funivia, vi lascio il link alla pagina ufficiale, utile per restare sempre aggiornati:
➡️ Funivia | Piani di Artavaggio | Prezzi e orari

Prima parte della salita lungo la pista Ciclabile
Usciti dall’auto, percepiamo subito l’aria fredda delle prime ore del mattino. Il sole è appena spuntato e, facendo capolino tra le nuvole, inizia a tingere di arancione la parete rocciosa della Grigna. Considerando il tempo necessario per completare il giro, e la possibile sosta in uno dei rifugi, abbiamo deciso di partire presto per goderci tutta la giornata.
Risalendo sull’asfalto ci portiamo verso l’attacco del sentiero e diamo inizio all’escursione. In questo primo tratto il percorso coincide con una larga pista ciclabile, dal fondo terroso e a tratti cementato. Fin da subito noto che l’esposizione nord-ovest limita molto l’irraggiamento solare durante le giornate invernali: qua e là iniziano già a comparire i primi lastroni di ghiaccio lungo le zone più in ombra.
I ramponcini restano per ora nello zaino: preferiamo camminare sulle parti libere dal ghiaccio o sui bordi erbosi ai lati della strada.
Inizia così la nostra morbida salita, che subito ci immerge in un bellissimo bosco di faggi spogli. Sotto i nostri piedi, tra neve e fango, si accumulano migliaia di foglie rossastre, creando una distesa di colore che in autunno deve essere uno spettacolo straordinario.
Tra i rami secchi si intravedono bagliori arancioni del sole che ormai alto comincia a illuminare le pareti montuose attorno a noi: la Grigna a ovest, lo Zuccone Campelli a nord e altre cime lontane di cui non conosco bene il nome (queste zone le frequento poco).
Proseguiamo alternando tratti di bosco fitto a piccole aperture panoramiche, dalle quali si scorgono il paesaggio circostante e il paese di Moggio, che abbiamo superato poco fa in auto. Neve e ghiaccio diventano sempre più presenti, complice l’ombra del Monte Maesimo, che in questa stagione lascia pochissimo spazio al sole.
Dopo circa 30 minuti di cammino, ci siamo finalmente scaldati e anche la temperatura sembra più mite. Approfittando di un punto panoramico, tolgo qualche strato di vestiti e riprendiamo il cammino.
Dopo circa un’ora di salita superiamo quota 1.300 metri, e in una radura notiamo un movimento in lontananza: due piccoli camosci stanno brucando l’erba in uno dei rari tratti colpiti dal sole. Sembrano completamente indifferenti al nostro passaggio, tanto da non alzare nemmeno la testa.
La zona è molto tranquilla, e oltre a noi ci sono pochissimi escursionisti. Non escludo che nei giorni infrasettimanali qui non passi quasi nessuno. La lunga pista ciclabile è certamente un bel itinerario estivo per raggiungere i Piani di Artavaggio; in inverno invece si percorre solo a piedi e, vista la comodità della funivia, il sentiero rimane probabilmente poco frequentato.

Arrivo alla base dei Piani di Artavaggio
Attorno a quota 1.400 metri incrociamo il sentiero CAI 727, che però non imbocchiamo. Qui, lungo una piazzola, sono parcheggiate due motoslitte, probabilmente utilizzate da qualche rifugio per il trasporto di materiali.
Svoltato il tornante, si apre davanti a noi un paesaggio completamente diverso rispetto all’ultima ora di cammino. Il bosco si fa più rado e, di fronte, si innalza il monte lungo il quale sale la funivia. Guardando oltre, è ben visibile la cima innevata del Monte Sodadura, che raggiungeremo a breve. Ci troviamo ora lungo la parete nord dello Zuccone di Mesimo, e qui il sole non arriva affatto a scaldare il sentiero. Il tracciato è quasi interamente coperto di neve battuta e ghiaccio, per cui, dopo pochi passi, decidiamo che è giunto il momento di indossare i ramponcini, che terremo per il resto dell’escursione.
Proseguendo su terreno quasi pianeggiante, superiamo l’ultimo tratto di bosco e ci congiungiamo con il sentiero CAI 151, parte della DOL (Dorsale Orobica Lecchese). Dalla mappa, i sentieri che si incrociano oltre questo punto risultano quasi sempre classificati come DOL, senza un numero CAI specifico. Anche se questo può creare un po’ di confusione, i numerosi cartelli e il fatto che solo il sentiero principale sia ben battuto e ampio rendono praticamente impossibile sbagliare direzione.
Da qui in avanti ci immergiamo pienamente in un ambiente innevato, tra collinette completamente bianche e una costante vista sul Monte Sodadura, che ci accompagna per tutto il percorso. Fuori dal sentiero, la neve – pur non fresca – è ancora piuttosto profonda, e camminare fuori traccia richiederebbe ghette e forse ciaspole. Restando sulla comoda pista ciclabile, invece, si procede agevolmente con i ramponcini, senza rischiare di sprofondare.
Continuando la leggera salita della pista, superiamo un laghetto completamente ghiacciato e svoltiamo a sinistra lungo un tornante, dove i cartelli indicano che siamo a pochi minuti dai Piani di Artavaggio.
Ancora un piccolo sforzo e superiamo una collinetta che finalmente ci regala la vista sui Piani: un ampio spiazzo innevato, un bacino d’acqua ghiacciato, diversi rifugi sparsi, la struttura d’arrivo della funivia e, tutt’attorno, le cime imbiancate che incorniciano questo splendido altopiano.
Finalmente abbiamo raggiunto i Piani di Artavaggio, dopo circa 1 ora e mezza o 2 ore di cammino, a seconda del vostro passo.

Salita al rifugio Nicola e rifugio Cazzaniga-Merlini
L’orario è ancora quello della colazione, così ci incamminiamo in direzione dei rifugi, poco oltre una pista per gli slittini. Praticamente tutte le strutture sono aperte, quindi abbiamo l’imbarazzo della scelta.
Optiamo per il Rifugio Casari, semplicemente perché il più vicino a questo tratto di sentiero. L’interno è accogliente e caldo: tra il tepore della stufa e un cappuccino con una fetta di torta, ci concediamo un po’ di riposo, osservando dall’interno il paesaggio innevato attraverso le ampie finestre.
Questa parte dei Piani è ampia e pianeggiante, con diverse strutture ricettive, aree dove è possibile noleggiare attrezzatura e una breve pista da bob dotata di rullo automatico per risalire. Oggi si può ancora sciare ai Piani di Artavaggio, ma solo su una pista azzurra e molto semplice, pensata per chi muove i primi passi sugli sci.
Fino ai primi anni Duemila, invece, qui esistevano diversi chilometri di piste più impegnative, collegate da vari skilift. Di quella “vecchia storia” dei Piani oggi rimangono solo poche testimonianze sparse lungo il pianoro e le montagne circostanti: un vecchio pilone della funivia, una colata di cemento, il rudere dell’Hotel Sciatori, ormai completamente abbandonato.
Non sono un grande amante dello sci e, considerando la quota relativamente bassa di queste montagne, mi sembra naturale che negli ultimi anni piste e impianti non siano stati più sostenibili. È comunque bello vedere come sia stata mantenuta la funivia di Moggio e come si promuova ora un turismo più lento, fatto di ciaspolate, escursioni e piste per bambini o principianti.
Apprezzo anche il fatto che i numerosi rifugi – molti, considerando lo spazio dell’altopiano – riescano a rimanere attivi tutto l’anno, sostenuti anche dal turismo estivo.

Usciti dal rifugio, ci rimettiamo in marcia puntando verso il Rifugio Nicola (1.870 m). Il sentiero, sebbene non numerato, è ampio e perfettamente riconoscibile, trattandosi della strada innevata utilizzata dalle motoslitte per raggiungere la struttura. Grazie al tracciato frequentato e ben battuto, proseguiamo senza difficoltà.
Questo tratto è probabilmente il più ripido dell’escursione, pur non presentando difficoltà particolari. Oggi il fondo è coperto da neve compatta, ma in caso di ghiaccio risultano indispensabili i ramponcini, mentre con neve fresca e non battuta sarebbero più utili le ciaspole.
La salita si sviluppa con ampie curve morbide, avvicinandosi sempre di più alla parete bianca del Monte Sodadura, lungo la quale si distingue la fila di escursionisti che sta affrontando la salita. Non dev’essere nulla di particolarmente impegnativo, ma non avendola mai percorsa preferisco non consigliarla con leggerezza.
Superata una baita, affrontiamo l’ultima rampa più decisa e raggiungiamo il Rifugio Nicola, che si riconosce subito grazie al caratteristico tetto a triangolo.
Girandoci verso il sentiero appena percorso, possiamo ammirare i Piani dall’alto, con la vista che si apre fino alla cima del Monte Resegone, abbracciando poi la Pianura Padana e arrivando, nelle giornate più limpide, fino alla linea lontana degli Appennini.
Il panorama da questa posizione è davvero spettacolare, e potremmo anche decidere di concludere qui il nostro trekking, pranzando al rifugio Nicola. Ma, dato che è ancora presto, decidiamo di proseguire oltre.

Anello per raggiungere Casera Campelli
Proseguendo lungo il sentiero accanto al Rifugio Nicola, raggiungiamo il vasto pianoro alle spalle della struttura, da cui in poche centinaia di metri si può arrivare al Rifugio Cazzaniga-Merlini. Non entriamo, ma decidiamo di ammirare la costruzione da lontano: il rifugio sorge su una piccola collinetta a strapiombo, che gli conferisce una posizione dominante e scenografica su tutto l’altopiano.
Da questa zona ci spostiamo verso una depressione ben visibile, situata tra le pendici della Cima di Piazzo e le collinette alle spalle del Rifugio Nicola. Da qui si apre un ampio panorama sulla provincia di Bergamo, con vista sui principali monti delle Orobie bergamasche: Pizzo Coca, Pizzo Farno, Monte Ponteranica.
Sebbene la posizione sia leggermente riparata, basta risalire verso destra una collinetta innevata per portarsi su un punto ancora più panoramico, da cui si gode una vista a 360° spettacolare sull’intero paesaggio circostante.
Dopo questa breve deviazione, torniamo verso il rifugio scendendo da una traccia poco battuta (qui le ghette sarebbero state davvero utili) e ci fermiamo sulle panchine esterne per mangiare qualcosa.
Il trekking di oggi si conclude qui, ma avendo già esplorato questa zona in passato, voglio raccontarvi anche una piccola variante che si può aggiungere una volta giunti a questo punto.
Superato il rifugio, imbocco il sentiero CAI 101, che con una lunga e ripida discesa conduce in direzione Casera Campelli. Questo tratto risulta molto meno battuto, e le ciaspole sarebbero perfette per affrontarlo. Io, con i soli ramponcini, sprofondo ogni tanto nella neve ma riesco comunque a scendere rapidamente lungo le pendici della Cima di Piazzo, fino a trovarmi su un vasto pianoro completamente innevato.
Qui alcuni escursionisti con le ciaspole tagliano liberamente il tracciato principale, mentre io continuo sulla pista battuta, che in circa 10 minuti porta a una baita chiusa e successivamente a una seconda costruzione. Il panorama in questo tratto è più raccolto, ma permette di ammirare da vicino la parete rocciosa quasi verticale sulla cui sommità sorge il Rifugio Cazzaniga-Merlini: uno scorcio davvero suggestivo, che provo ad immortalare da più angolazioni.
Seguendo poi a sinistra il sentiero CAI 723, e ancora a sinistra il percorso DOL, inizio a chiudere il breve anello, rientrando in una zona boscosa esposta a sud, dove la neve è molto più scarsa.
Il sentiero valica infine una collinetta rocciosa e si ricongiunge al tracciato in salita che collega la base dei Piani di Artavaggio con il Rifugio Nicola. Da qui riprendo lo stesso itinerario dell’andata.
Questa breve deviazione dura meno di un’ora e non presenta panorami molto diversi dal resto del percorso, ma rappresenta comunque un’interessante variante per compiere parte della discesa lungo un sentiero più tranquillo e poco frequentato.

Ritorno lungo la strada dell’andata
Tornati alla base dei Piani di Artavaggio, le ombre si allungano sempre di più e il sole inizia lentamente a calare. Immersi in questa golden hour avvolta da sottili nuvole, decidiamo che è il momento di rientrare sui nostri passi, percorrendo per intero il sentiero dell’andata.
Non ci sono particolari differenze o punti degni di nota rispetto alla salita. Ricordo soltanto che, in presenza di ghiaccio, la discesa può risultare più insidiosa e i ramponcini diventano indispensabili. Prestate quindi la massima attenzione lungo tutto il rientro.comunque un PDF con le informazioni per il 2025: PDF informazioni parcheggi e strade

Consigli fotografici – Trekking Piani di Artavaggio da Culmine San Pietro in inverno
Viste sulla Grigna lungo la ciclabile: 📍45°55’04.8″N 9°30’16.6″E
Lungo la prima parte della pista ciclabile si aprono diversi scorci panoramici sul paese di Moggio e sulle imponenti pareti rocciose della Grigna. All’alba, il panorama è ancora più suggestivo: i primi raggi del sole colpiscono i monti tingendo di arancione la neve e le rocce, creando un effetto davvero magico.
Scorcio sul Monte Sodadura dal sentiero 151: 📍45.9228803N, 9.5278892E
Quando la ciclabile si congiunge con il sentiero CAI 151, si aprono i primi scorci completi sul Monte Sodadura, che fino a quel punto era visibile solo parzialmente. Da qui la vista è ampia e spettacolare, con il paesaggio completamente innevato che esalta i contrasti e la composizione.
Vista panoramica sul Rifugio Nicola e sui Piani di Artavaggio: 📍45.9438275N, 9.5411150E
Attorno al Rifugio Nicola si trovano diversi punti panoramici dai quali è possibile ammirare l’intero paesaggio circostante: i Piani di Artavaggio, il Monte Resegone, gli Appennini e persino le Orobie bergamasche. Il luogo migliore si trova probabilmente sulla sommità della piccola collinetta posta proprio dietro al rifugio.
Veduta sul Rifugio Cazzaniga-Merlini: 📍45.9436056N, 9.5300106E
Appena oltre la località Casera Campelli, si può ammirare la scenografica parete rocciosa a strapiombo sulla quale sorge il Rifugio Cazzaniga-Merlini. Uno scorcio particolare e suggestivo, soprattutto perché il resto del percorso non presenta altre sezioni così rocciose e verticali.
Galleria fotografica – Trekking Piani di Artavaggio da Culmine San Pietro
Tutti gli scatti di questa uscita sono anche visibili in alta risoluzione sulla mia pagina Facebook: Trekking Piani di Artavaggio da Culmine San Pietro
Conclusioni e consigli – Ciaspolata ai Piani di Artavaggio da Culmine San Pietro
Il trekking proposto è un percorso vario e appagante, ideale sia in estate che in inverno. Il dislivello complessivo e la lunghezza dell’itinerario lo rendono però consigliabile principalmente a chi possiede un buon allenamento e una discreta esperienza in ambiente montano.
La possibile presenza di neve e ghiaccio può inoltre rendere la camminata più faticosa e impegnativa.
La natura del sentiero e i diversi punti di ristoro presenti permettono comunque di personalizzare facilmente il percorso, decidendo di accorciarlo o estenderlo secondo le proprie esigenze:
- È possibile fermarsi alla base dei Piani di Artavaggio.
- Si può aggiungere la salita al Rifugio Nicola.
- Oppure inserire anche il piccolo anello verso Casera Campelli.
Rimane inoltre la possibilità di evitare la parte iniziale della ciclabile, scegliendo di raggiungere i Piani con la funivia in partenza da Moggio.
⚠️ Ricorda sempre che l’ambiente innevato in montagna può nascondere pericoli non sempre evidenti, soprattutto dopo forti nevicate o accumuli instabili. Prima di affrontare un’escursione su neve è fondamentale valutare con attenzione le condizioni e portare con sé tutto il materiale tecnico necessario.
Ciaspole e ramponcini si rivelano quasi sempre indispensabili in presenza di ghiaccio o neve anche solo parziale.
Acqua lungo il sentiero
Non ci sono fontanelle lungo il sentiero, ma sono comunque presenti diversi rifugi.
Ti consiglio di utilizzare questa applicazione per visualizzare rapidamente tutte le fontanelle attorno alla tua posizione: Recensione Mapy.cz – La migliore App per il trekking (stefanopoma.it)
Periodo consigliato
- Primavera: ⚠️Attenzione alla possibile presenza di ghiaccio
- Estate: ✅
- Autunno: ⚠️Attenzione alla possibile presenza di ghiaccio
- Inverno: ⚠️Attenzione alla presenza di ghiaccio e neve

Link e riferimenti utili
- Sito ufficiale Piani di Artavaggio: https://www.pianidiartavaggio.it/ciaspole/
- Informazioni sulla funivia: https://www.pianidiartavaggio.it/funivia-piani-artavaggio/
- Rifugio Nicola: https://www.rifugi.lombardia.it/lecco/barzio/rifugio-nicola.html
- Rifugio Cazzaniga Merlini: https://www.rifugi.lombardia.it/lecco/barzio/rifugio-cazzaniga-merlini.html
- Rifugio Casari: https://www.pianidiartavaggio.it/rifugio-casari/
- Rifugio Sassi Castelli: https://rifugiosassicastelli.it/
- Baita della Luna: https://rifugiobaitadellaluna.it/
- Infopoint Lecco: https://leccotourism.it/info-di-viaggio/infopoint/
- Lecco Land of Colors: https://leccotourism.it/piani-di-artavaggio/Proloco Ponte di Legno: Infopoint – Proloco Ponte di Legno Turismo
- Sito web Ponte di Legno Tonale: Pontedilegno-Tonale | Località sciistica e alpina tutto l’anno
- Proloco Vezza d’Oglio: Vezza d’Oglio | Turismo e vacanze in montagna
- Proloco Temù: PRO LOCO TEMU’ | Per vivere Temù a pieno
- Turismo Valle Camonica: Turismo Valle Camonica – Portale ufficiale del turismo in Valle Camonica

PRO e COTRO e Valutazione
👍Pro:
- Sentiero sempre largo e ben segnato
- Diversi rifugi lungo la strada
- Possibilità di interrompere il trekking prima
👎Contro:
- Lunghe sezioni un po’ monotone
- Possibile presenza di ghiaccio lungo i primi tratti
Valutazione
| Voto | 4/5 |
| Segnaletica | 4.5/5 |
| Difficoltà | 3/5 |
| Paesaggio | 3.5/5 |
Webcam Ciaspolata ai Piani di Artavaggio da Culmine San Pietro
Sono presenti alcune webcam sui Piani di Artavaggio:
Elenco webcam sito ufficiale: link
Webcam alla base dei Piani di Artavaggio: link
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Alcune delle foto che vedi in questo articolo sono state scattate e post-prodotte da @stefanodosselli (pagina Instagram).

