Finalmente ho avuto l’occasione di tornare in alta Val Seriana per compiere il giro dei 5 laghi di Valgoglio, un trekking ad anello che era rimasto nella mia to-do list da troppo tempo e che speravo di spuntare ormai da diverse estati.
Il percorso è abbastanza impegnativo sia per lunghezza che per dislivello, ma ripaga toccando diversi rifugi e molteplici specchi d’acqua (che in realtà sono più di cinque). Sebbene sia un’escursione fattibile in giornata per chi abita in zona, quando si affrontano trekking così lunghi è sempre piacevole poter alloggiare nei dintorni, per scendere con calma e, nel caso, godersi anche il tramonto in quota.
Per questi giorni siamo ospiti di Tesanuova, un complesso di appartamenti di recente ristrutturazione situato proprio nel centro di Valgoglio. Una posizione ideale non solo per affrontare questa escursione senza fretta, ma anche per raggiungere tanti altri punti di interesse dell’alta Val Seriana che in questi anni ho già avuto modo di raccontarvi su queste pagine:
- La Val Sedornia dagli spiazzi di Gromo
- La salita al lago Branchino da Valcanale
- Il passo della Manina e il lago Spigorel

Sommario – Trekking 5 laghi di Valgoglio in alta Val Seriana
- Sommario – Trekking 5 laghi di Valgoglio in alta Val Seriana
- Giro dei 5 laghi di Valgolio – Descrizione breve del trekking
- Dati tecnici – Giro dei 5 laghi di Valgoglio
- Mappa – Escursione 5 laghi di Valgoglio
- Dove parcheggiare per il giro dei 5 laghi di Valgoglio?
- Salita lungo il sentiero CAI 228 e bosco di faggi
- Il villaggio Enel e il lago di Resentino
- La diga del lago Sucotto
- Baita Carnello e lago Carnello
- Salita verso i laghi Campelli basso e alto
- Lago d’Aviasco e salita verso il passo d’Aviasco
- Ritorno verso il lago Nero
- Lago Canali e Rifugio Capanna Lago Nero
- Ritorno verso il parcheggio di Valgoglio
- Dove alloggiare a Valgoglio – Appartamenti Tesanuova
- Consigli fotografici – Trekking 5 laghi di Valgoglio
- Galleria fotografica – Trekking 5 laghi di Valgoglio
- Conclusioni e consigli – Sentiero 5 laghi di Valgoglio
- Periodo consigliato per il Giro dei 5 laghi di Valgolgio
- Link e riferimenti utili – 5 laghi di Valgoglio
- Valutazione
- Webcam sentiero 5 laghi di Valgoglio
- Q&A – Giro dei 5 laghi di Valgoglio
- Apprezzi il mio lavoro e vuoi supportarmi?
- Dove seguirmi? Vuoi restare aggiornato?
Giro dei 5 laghi di Valgolio – Descrizione breve del trekking
Il giro dei 5 laghi di Valgoglio parte, per l’appunto, dall’omonimo paese. Tuttavia, iniziare l’escursione direttamente dal centro richiederebbe di aggiungere almeno un’ora di cammino all’intero percorso, per giunta quasi tutto su strada asfaltata.
L’opzione migliore risulta quindi quella di proseguire oltre le case lungo via San Rocco, fino a raggiungere il Bar Ristoro dei Cinque Laghi Casa Vacanze. Lungo questa strada si individuano alcuni parcheggi gratuiti, degli spiazzi gestiti tramite il sistema “Gratta e sosta” e un’area molto più ampia, regolata da una sbarra, dove si deve pagare direttamente al parcometro (vi spiego tutto nel dettaglio nel paragrafo dedicato più sotto).
Lasciata l’auto, inizia la salita lungo il sentiero CAI 268, che nel primissimo tratto ricalca una stretta strada asfaltata. Superato un gruppo di case, il sentiero piega a destra, diventa sterrato e si immerge in un fitto bosco di faggi.
La salita prosegue abbastanza ripida all’interno del bosco, concedendo solo rari spiazzi più ampi in cui è possibile intravedere il paesaggio circostante.
Giunti nei pressi di una condotta forzata, il sentiero piega a destra attraversando un’area priva di alberi, per poi riprendere subito a salire all’ombra della vegetazione.
Arrivati a un incrocio con una strada sterrata più ampia, si gira a sinistra (seguendo gli evidenti cartelli) e si prosegue la salita lungo un tratto decisamente più morbido e piacevole.
Superato il limitare del bosco, il sentiero torna a salire in modo ripido, tra stretti tornanti e scalinate che permettono di guadagnare rapidamente diversi metri di dislivello. Salendo di quota, i faggi lasciano spazio agli abeti e iniziano ad aprirsi ampie vedute sulla vallata appena percorsa e sulla Cima del Fop.
Proseguendo su pietraie e tornanti sempre più ripidi, si giunge finalmente a un bello spiazzo erboso dove sorge il Villaggio Enel. In questo punto ci si può dissetare a una fontana e, tramite una semplice deviazione, si può raggiungere il piccolo lago Resentino.
Imboccando ora il sentiero CAI 228, si punta verso l’evidente diga del lago Sucotto, che si raggiunge in pochi minuti. Dalla diga, e per tutto il tratto di sentiero successivo, è possibile godere appieno della splendida veduta sullo specchio d’acqua.
Il sentiero prosegue ora costeggiando il lago e risalendo dolcemente verso la Baita Cernello. Proprio nei pressi del rifugio sorge l’omonimo lago, le cui sponde sono facilmente raggiungibili deviando di poco dal percorso principale.
Superato anche questo lago tramite la sua piccola diga, il sentiero CAI 229 inizia a risalire lo stretto e roccioso vallone scavato dal torrente che alimenta il lago Sucotto. È in questo tratto che si incontrano alcuni dei punti più ripidi ed esposti dell’intera escursione, seppur quasi sempre ben assicurati da cavi metallici a cui è possibile sorreggersi.
Superato il tratto ripido, il sentiero spiana nei pressi del lago Campelli Basso e prosegue successivamente verso il lago Campelli Alto. In questa zona, prati, rocce e piccole spiagge offrono i luoghi ideali per riposarsi e concedersi un pic-nic.
Proseguendo, si iniziano a guadagnare le prime viste panoramiche sul lago Nero, proprio dove il sentiero affronta un ennesimo tratto roccioso piuttosto ripido.
Superando una serie di saliscendi, ci si porta ora nei pressi dell’ampia diga del lago d’Aviasco, specchio d’acqua che può essere ammirato al meglio imboccando brevemente il sentiero 229 verso il passo d’Aviasco.
Tornando sui propri passi e percorrendo la diga, ci si ricongiunge al sentiero CAI 268. Da qui inizia una discesa morbida e semplice che permette di ammirare per intero il lago Nero, per poi scendere ancora verso il lago Canali e il Rifugio Capanna Lago Nero.
Oltrepassato l’ultimo specchio d’acqua, il sentiero si tuffa in una lunga discesa che riconduce al Villaggio Enel, chiudendo l’anello, per poi tornare al parcheggio seguendo lo stesso tracciato dell’andata.

Dati tecnici – Giro dei 5 laghi di Valgoglio
| Difficoltà | E – Escursionistico |
| Durata | 6:00 (A/R) |
| Anello | Sì |
| Distanza | 14 Km |
| Dislivello | 1.200 m |
| Sentieri | CAI 229 CAI 228 CAI 268 |
| Tipologia | Trekking |
| Data | 13/06/2026 |
Mappa – Escursione 5 laghi di Valgoglio
Mappa dell’escursione: Trekking 5 laghi di Valgolgio – Traccia GPS
Questo articolo nasce con l’intento di ispirare e informare. I luoghi che racconto sono ambienti alpini delicati, che meritano attenzione e rispetto.
Prima di metterti in cammino, ti invito a:
- 🌤️ Verificare le condizioni meteo, lo stato dei sentieri e la possibile presenza di neve o ghiaccio.
- 🗺️ Informarti presso fonti ufficiali come uffici turistici, guide alpine, rifugi o il sito del CAI.
- 🧗 Valutare con onestà se il percorso è adatto al tuo livello di allenamento e di esperienza in ambiente montano.
📍 La traccia GPX e i dati tecnici che condivido sono strumenti utili, ma non sostituiscono il buon senso, l’attenzione e la preparazione.
⚠️ Se puoi, evita i periodi di massimo afflusso: le giornate feriali o le stagioni meno frequentate offrono un’esperienza più autentica e riducono la pressione sull’ambiente.
💚 Infine, ricorda che ogni nostra presenza lascia un segno. Cammina con leggerezza:
- resta sul sentiero,
- non lasciare rifiuti,
- non disturbare la fauna,
- e se puoi… porta via anche ciò che altri hanno dimenticato.
Dove parcheggiare per il giro dei 5 laghi di Valgoglio?
Oggi la sveglia suona presto, ma non così presto come se fossimo dovuti partire da casa: ci troviamo infatti già a Valgoglio, ospiti degli appartamenti Tesanuova. Si tratta di un punto d’appoggio comodissimo in alta Val Seriana, che domani ci permetterà di fare un altro trekking in zona.
L’obiettivo di oggi, però, sono i 5 laghi di Valgoglio. Quindi non perdiamo tempo, facciamo colazione, carichiamo gli zaini in auto e siamo pronti a partire.
In teoria sarebbe possibile dare inizio all’escursione direttamente dal paese (dove si trovano diversi parcheggi gratuiti). Questa scelta comporterebbe però di allungare l’escursione di almeno un’ora per la sola andata, aggiungendo anche 200 metri abbondanti di dislivello. Niente di drammatico, ma essendoci dei parcheggi proprio all’inizio del sentiero, decidiamo di sfruttare quelli.
Saliti in macchina, superiamo il piccolo borgo e imbocchiamo Via San Rocco. La carreggiata è abbastanza stretta, ma la presenza di alcune piazzole e dei tornanti permette alle auto di scorrere agevolmente nei due sensi di marcia. Dopo nemmeno 5 minuti raggiungiamo il limitare della via, dove iniziano i primi parcheggi.
La situazione nell’estate 2026 è un po’ frammentata: i primi parcheggi lungo la strada sono gratuiti, quelli successivi sembrano gestiti con un sistema di “Gratta e sosta”, mentre procedendo e scendendo verso sinistra si trova un parcheggio a pagamento regolato da sbarra e dotato di parchimetro (che accetta anche le carte).
Noi optiamo per l’ultima opzione, dato che gli altri posti sono già completamente occupati. Il costo del parcheggio a pagamento è di 5€ per tutto il giorno, la stessa identica tariffa prevista per il Gratta e Sosta acquistabile in paese.
Di seguito l’elenco e la posizione di tutti i parcheggi:
- Parcheggi gratuiti a Valgoglio (via Provinciale): 📍45°58’30.8″N 9°54’50.8″E
- Parcheggi gratuiti a Valgoglio (via Vittoria): 📍45°58’34.1″N 9°54’36.9″E
- Parcheggio gratuito lungo via San Rocco: 📍45°58’48.8″N 9°53’42.0″E
- Parcheggio gratta e sosta via San Rocco: 📍45°58’50.1″N 9°53’40.1″E
- Parcheggio gratta e sosta località BECC: 📍45°58’47.9″N 9°53’55.0″E
Nelle valli bresciane e bergamasche viene usato sempre più spesso il sistema del Gratta e Sosta. Attenzione però: generalmente i tagliandi acquistati valgono solamente per i parcheggi del paese in cui li avete presi. Non è detto che il ticket di Valgoglio sia valido anche, ad esempio, per gli Spiazzi di Gromo, seppur distanti pochi chilometri. In alcune aree, inoltre, è disponibile il pagamento tramite app (come EasyPark), mentre in altre non è ancora arrivato.
Il consiglio è quindi quello di cercare sempre il nome specifico del parcheggio sui portali turistici ufficiali, per avere informazioni sempre aggiornate.
Le informazioni che vi riporto sono aggiornate a giungo 2026.

Salita lungo il sentiero CAI 228 e bosco di faggi
Lasciata l’auto nel parcheggio a pagamento, allacciamo gli scarponi, mettiamo gli zaini in spalla e siamo pronti per partire.
La giornata è particolarmente limpida e fresca. Nelle settimane scorse ha piovuto molto, ma oggi il sole splende e la visibilità è assolutamente perfetta. Alzando lo sguardo, individuiamo già la lontana (e apparentemente molto alta) cresta di montagne che dovremo scavallare per vedere i primi laghi.
Senza lasciarci intimorire dal dislivello, iniziamo a risalire la strada. Poco oltre il parcheggio, superato il Bar Ristoro dei Cinque Laghi, ha ufficialmente inizio il sentiero CAI 228 e 268 (che in questo tratto si sovrappongono).
Tenendoci sulla destra una condotta forzata – che ci accompagnerà per buona parte di questa escursione – iniziamo a salire in forte pendenza lungo la strada asfaltata che si inerpica al limitare del bosco. Sulla nostra sinistra iniziano a farsi notare le prime cime rocciose, che portano gli stessi nomi dei laghi che raggiungeremo: Monte Sucotto (2.304 m) e Cime di Lago Nero (2.110 m).
Partire con questa pendenza non è certo piacevole e il fiato inizia a farsi corto quasi da subito. Dopo pochi minuti, però, iniziamo a prendere il ritmo, consapevoli che per la prima ora abbondante la salita non sarà mai più leggera di così.
Lasciato l’asfalto, pieghiamo a destra nei pressi di alcune baite, superiamo un’area adibita a pascolo e ci immergiamo in un fittissimo bosco di faggi.
I boschi di questo tipo mi affascinano sempre tantissimo, per via dei colori super accesi e del bellissimo contrasto che si crea tra le fronde verdi illuminate dal sole e il tappeto rossastro delle foglie cadute in autunno.
Accompagnati dal piacevole scricchiolare di questo infinito tappeto di foglie, proseguiamo lungo un sentiero che si fa via via più stretto e che inizia a salire ripido tra numerosi piccoli tornanti. Di tanto in tanto ci ricongiungiamo alla condotta forzata, per poi deviare nuovamente a sinistra e immergerci all’ombra degli alberi.
Con la luce giusta le possibilità fotografiche nel bosco sarebbero infinite, ma cerco di contenermi, altrimenti non arriveremmo mai a destinazione, specialmente considerando che siamo appena partiti.

Ben presto il sentiero gira bruscamente a destra, oltrepassa la condotta forzata e si sposta sul versante opposto della montagna che stiamo risalendo. Qui sarebbe possibile ignorare la deviazione e affrontare un tracciato ripidissimo a gradoni che segue la condotta, ma, dando uno sguardo alla pendenza, rinuncio volentieri e preferisco la traccia principale.
Continuando a salire ci troviamo in un’area maggiormente aperta, dove un cartello indica sulla sinistra la direzione per il lago Nero: la strada è giusta, ma i chilometri da percorrere sono ancora tanti. Camminando ora su una comoda mulattiera saliamo in maniera un po’ più dolce, fino a raggiungere una radura dove gli alberi si diradano. Le cime attorno a noi sono coperte, ma ne approfitto comunque per scattare qualche foto.
Raggiunti i 1.550 metri di quota, ci lasciamo alle spalle il limitare del bosco per affacciarci su un vasto prato di media montagna. La cresta da superare si è fatta decisamente più vicina, ma il dislivello mancante ci preannuncia che ci sarà da sudare ancora un bel po’.
Riprendendo il cammino, incrociamo nuovamente la condotta e il sentierino ripido che avevamo scartato prima. Da questo punto in poi i tornanti si stringono, il tracciato si riempie di pietre e iniziamo a guadagnare quota in modo molto rapido.
Con lo sguardo basso e qualche goccia di sudore sulla fronte – complice una giornata particolarmente calda – continuiamo l’ascesa. Ben presto lo sterrato lascia il posto ad ampi gradoni rocciosi e a corde metalliche posizionate per facilitare il passaggio, anche se non si tratta di nulla di realmente tecnico o esposto.
Superati gli ultimi abeti, si apre una meravigliosa veduta sulla vallata di Valgoglio, mentre alla nostra destra svetta la bella parete rocciosa della Cima del Fop. Il panorama è gratificante e mi dà l’occasione perfetta per riprendere fiato e fare qualche altro scatto.
Tornati ad affiancare la solita condotta, ci ritroviamo a camminare in una vasta zona rocciosa, dove i ciottoli rendono il fondo leggermente scivoloso. Facendo la dovuta attenzione proseguiamo, superiamo gli ultimi gradoni e finalmente, dopo quasi 700 metri di dislivello dal parcheggio, raggiungiamo il Villaggio Enel.

Il villaggio Enel e il lago di Resentino
Davanti a noi si apre un vasto spiazzo erboso su cui sorgono i caseggiati dell’Enel, utilizzati per gestire il sistema di dighe che dà vita alla maggior parte dei laghi della zona.
Superato un piccolo torrente, individuo subito una fontanella di acqua gelida che sgorga dal muro di un edificio. Ci fermiamo a bere e mangiare qualcosa, catturati dalla bellezza del posto: i prati sono carichi di fiori gialli, spuntano colorati cespugli di rododendri e, a pochi passi da noi, si intravede il blu intenso del lago Resentino.
Questo specchio d’acqua è di origine naturale e, formalmente, non rientra nel “conteggio” dei cinque laghi. Tuttavia, essendo già qui, decidiamo di deviare leggermente dal tracciato principale per scendere verso il laghetto. Non ne raggiungiamo le sponde, ma ci posizioniamo su un’altura rocciosa poco sopra, perfetta per cogliere il lago nella sua interezza e inserirlo nel contesto paesaggistico.
Perdiamo un po’ di tempo fotografico cercando di sfruttare i fiori in primo piano o inserendo nell’inquadratura il viola dei rododendri. La luce ormai è abbastanza dura, e vista la posizione penso che questo spot dia il meglio di sé all’alba; purtroppo, però, siamo arrivati un po’ in ritardo.

La diga del lago Sucotto
Tornati sui nostri passi, ci fermiamo al bivio per decidere come proseguire e impostare il nostro giro ad anello:
- A destra seguendo il sentiero CAI 228 si affronterà il giro in senso antiorario
- A destra seguendo il sentiero CAI 268 si affronterà il giro in senso orario
Informandomi prima di partire, avevo letto di alcune sezioni ripide e un minimo esposte, che è sempre preferibile affrontare in salita. In base a questa logica, optiamo per la prima opzione.
Risalendo tra gli edifici, imbocchiamo di nuovo il sentiero e puntiamo diretti verso l’ampio sbarramento artificiale del lago Sucotto.
La salita qui è minima e in cinque minuti ci troviamo già ai piedi della diga, sulla quale si sale tramite una scala a pioli. Superato l’ultimo gradino, l’immensità di questo specchio d’acqua si svela all’improvviso, regalando sfumature blu intense e riflettendo i colori caldi delle cime che lo circondano.
In base alla luce, le sfumature potrebbero variare parecchio, decido quindi di percorrere l’intera diga per catturare il lago da angolazioni diverse, usando anche il filtro polarizzatore per esaltarne al massimo i colori. Ad affascinarmi, oltre all’acqua, sono le formazioni rocciose della sponda opposta, dominate dall’imponente Monte Sucotto.
Un dettaglio molto particolare è una piccola muraglia semi-sommersa all’interno del lago: probabilmente era la vecchia diga originale, oppure un argine ormai sostituito dallo sbarramento su cui stiamo camminando.
Terminata la doverosa sosta fotografica, percorriamo a ritroso il coronamento della diga e ci immettiamo nuovamente sul sentiero principale.

Baita Carnello e lago Carnello
Il sentiero CAI 228 costeggia per brevi tratti le sponde del lago, per poi riprendere a salire sulla costa destra. Camminando tra prati verdi, cespugli di rododendri e piccole rocce, guadagniamo quota senza troppa fatica, costantemente accompagnati dalla vista del bacino che, man mano che saliamo, diventa sempre più suggestiva.
Dopo circa 20 minuti di cammino raggiungiamo la Baita Cernello, che oggi è aperta e gremita di escursionisti fermi ai tavoli esterni per gustarsi un caffè o una fetta di torta. La veduta panoramica da questa posizione è davvero spettacolare.
Decidiamo di non fare pause per ora, perché a pochi passi dalla baita sorge il terzo specchio d’acqua dell’escursione: abbiamo raggiunto il lago Cernello.
Il tracciato normale lo sfiorerebbe appena, passando sopra la sua piccola diga. Avendo tempo a disposizione, scegliamo di fare una deviazione tra i prati per ammirare da vicino anche questo lago. Scendiamo fino a sfiorare le sponde per poi aggirarlo in parte, raggiungendo il piccolo immissario che lo alimenta.
Credo che questo sia il punto migliore per godere a pieno della bellezza del lago: la luce del sole ne accende i colori, mentre sullo sfondo svetta maestosa la cima del Monte Sucotto. Girovagando sulla costa sassosa cerco l’inquadratura perfetta, posizionandomi a pelo d’acqua per poi spostarmi su qualche dosso rialzato.

Salita verso i laghi Campelli basso e alto
Riprendiamo il sentiero 229, superiamo la diga del lago e iniziamo a risalire la vasta depressione generata dal torrente del lago Sucotto. Da quassù la vista aerea sul lago sottostante è probabilmente la migliore di tutta la giornata, ma non ci attardiamo, dato che ci aspetta ancora un bel tratto in salita.
Ben presto il sentiero si stringe e incontriamo un po’ di “traffico” di escursionisti che procedono in senso inverso. Superata una curva, capisco subito il motivo di questo rallentamento: davanti a noi si staglia una lunga e ripida salita su alti gradoni di roccia. Sulla sinistra si apre il dirupo, ma un cavo metallico ben teso ci accompagna in totale sicurezza per tutto il tratto.
Concretamente non si tratta di nulla di difficile: aiutandosi un po’ con le mani e facendo attenzione all’appoggio dei piedi, si supera questo passaggio tecnico senza alcun problema.
Terminata la scalinata, il paesaggio diventa ancora più pietroso e il sentiero concede una morbida discesa su fondo un po’ scivoloso, dove di tanto in tanto riappare qualche fune metallica di supporto.
In venti minuti superiamo questa zona accidentata e arriviamo in un’ampia area erbosa e pianeggiante: siamo al lago Campelli Basso. Visto dal sentiero principale, l’acqua appare di un colore un po’ spento, complice anche l’ombra di qualche nuvola di passaggio che nasconde il sole.
Passando accanto alle rive, la traccia ricomincia a salire ripida sul fianco sinistro del bacino, facendo accumulare dislivello e portandoci sempre più vicini al salto del lago Campelli Alto.
Dopo la prima breve rampa, noto uno sperone roccioso panoramico a lato del sentiero. Da lì il lago basso non si vede, ma salendoci sopra potrei trovare una prospettiva migliore. Con un paio di passi di deviazione, mi trovo davanti a uno spettacolo completamente nuovo. Il lago è visibile nella sua interezza dall’alto, i raggi del sole sono tornati a colpirlo tingendolo di un azzurro intenso, e i prati attorno hanno riacquistato un verde brillante.
Faccio fatica a catturare tutto questo vasto panorama in un solo scatto, ma sfruttando la modalità panoramica riesco a ottenere un ottimo risultato.

Soddisfatto, torno sulla traccia principale che ci accompagna fino ai piedi dell’imponente sbarramento del lago superiore. Questa diga non è percorribile e le coste si trovano a diverse decine di metri più in basso rispetto alla nostra posizione.
Curiosi di esplorare, proviamo a scendere lungo i prati, compiendo l’ennesima deviazione. Questa volta, però, nessuno scorcio inaspettato: il lago è molto esteso e stretto tra i versanti, rendendo impossibile trovarne una visuale completa e soddisfacente da quel livello.
Tornati sul sentiero, risaliamo una fascia rocciosa e scavalliamo una piccola collina. Subito oltre, lo sguardo viene rapito dal lungo torrente che precipita in una grande depressione e va a tuffarsi direttamente nel lago Nero.
Quest’ultimo bacino non è ancora ben visibile, ma sono fiducioso che riusciremo ad ammirarlo al meglio proseguendo.
Tra saliscendi e modesti dislivelli continuiamo a camminare sul CAI 229 e, poco prima di affrontare una salita evidente, viriamo leggermente a sinistra alla ricerca di un bel balcone panoramico dove fermarci per il pranzo. Seguendo una linea immaginaria tra rocce e prati, riusciamo finalmente ad ammirare l’ampia diga, le coste frastagliate del lago Nero e il suo colore blu profondo. Pur con il livello dell’acqua apparentemente basso, il colpo d’occhio è decisamente spettacolare.
Trovato un piccolo promontorio comodo, non troppo distante dal sentiero, togliamo gli zaini e ci godiamo il nostro pranzo con vista.

Lago d’Aviasco e salita verso il passo d’Aviasco
Con lo stomaco pieno e le energie recuperate, ci rimettiamo in marcia. In questo punto, il sentiero CAI 229 corre rasente a una paretina rocciosa verticale per poi risalire in maniera sbrigativa tramite alti gradoni irregolari.
Non è forse il modo migliore per rimettersi in cammino appena dopo mangiato, ma riusciamo a superare il tratto senza grosse difficoltà.
Conclusa questa rampa, il tracciato procede a mezzacosta e punta verso lo sbarramento del lago d’Aviasco, che sarebbe poi il penultimo specchio d’acqua di questo giro ad anello.
Mentre ci avviciniamo alla diga, noto un movimento tra l’erba: davanti a noi, piazzato sul sentiero, compare un grosso stambecco intento a brucare. L’animale non è per nulla infastidito dalla nostra presenza, ma non ha nemmeno intenzione di spostarsi. Per non disturbarlo (e per non rischiare incontri troppo ravvicinati) decidiamo di uscire dalla traccia, aggirarlo con calma e rientrare sul percorso poco oltre.
Fino a questo momento l’itinerario è stato piuttosto trafficato, ma essendo ormai pomeriggio inoltrato, la luce inizia a farsi più calda e attorno a noi sono rimasti solo pochissimi escursionisti.
Arrivati alla diga del lago d’Aviasco, la vista si riempie di un nuovo panorama. Questo lago ha una forma molto allungata e, al contrario degli altri, è avvolto principalmente da dolci pendii erbosi che creano un meraviglioso contrasto tra l’azzurro intenso dell’acqua e il verde dei prati.
In lontananza, sforzando lo sguardo, si intuisce la selletta del passo d’Aviasco. Sarei davvero tentato di salire fin lassù per vedere il lago dall’alto, ma allungheremmo eccessivamente l’escursione. Ci accontentiamo quindi di percorrere il primissimo pezzo di sentiero in direzione del valico, che costeggia proprio il lago.
Come immaginavo, bastano pochi metri di salita per trasformare totalmente la prospettiva e la brillantezza dei colori, che da questo angolo rialzato diventano perfetti. Individuato uno spiazzo comodo, facciamo un paio di foto e ci prepariamo a chiudere l’anello.

Ritorno verso il lago Nero
Superata la diga del lago d’Aviasco, ci ricolleghiamo al sentiero 268. Il ritorno verso il lago Nero avviene su un tracciato piacevolissimo, pianeggiante o in lieve discesa, che costeggia il grande specchio d’acqua dall’alto.
A causa della conformazione rocciosa e frastagliata della sponda, qui non è possibile raggiungere direttamente l’acqua e ci sono alcuni punti in cui la visuale sul bacino scompare quasi del tutto. Immaginavo scorci più aperti, ma mi rendo conto che il punto di osservazione migliore rimane il promontorio in cui abbiamo pranzato.
Continuando a scendere, ci troviamo ben presto al cospetto dell’immensa diga e della relativa struttura Enel. Anche qui il coronamento della diga è interdetto al transito, ma avvicinandosi al muretto ci si può sporgere per tentare un’ultima inquadratura centrale del lago.
Il cemento della diga, le case dei guardiani, la cabinovia privata, le condotte forzate e l’intreccio di cavi dell’alta tensione rendono evidente quanto l’uomo abbia pesantemente modificato questa vallata. Tutti i laghi di Valgoglio portano questi segni antropici, ma è probabilmente in questo specifico punto che le infrastrutture risultano essere, per i miei gusti, fin troppo invasive.

Lago Canali e Rifugio Capanna Lago Nero
Lasciandoci alle spalle la maestosa diga, imbocchiamo un ultimo breve discesone che ci deposita esattamente ai piedi del grande muro di cemento. Qui, incastonato tra un piccolo laghetto e il tracciato verde della condotta forzata, sorge il Rifugio Capanna Lago Nero (anch’esso ricavato da vecchie strutture Enel).
Il paesaggio si fa decisamente più chiuso e meno vasto: i tavoli all’aperto del rifugio puntano direttamente verso l’ingombrante condotta, che limita in buona parte la visuale sul piccolo lago Canali.
Decidiamo comunque di concederci un’ultima sosta per bere qualcosa e mangiare una fetta di torta. Il sole si sta abbassando nascondendosi dietro le creste: siamo già in ombra e la temperatura inizia a farsi pungente, mentre i contrasti luminosi svaniscono.
Decidiamo che non ci fermeremo a fotografare il tramonto da qui, anche perché le infrastrutture mi impediscono di trovare scorci puliti e meritevoli.
Riempite nuovamente le borracce alla fontana del rifugio, ci rimettiamo in marcia. Il sentiero, dopo aver costeggiato il laghetto, piega bruscamente a destra per tuffarsi nella discesa diretta verso il villaggio Enel. Prima di fiondarci a valle, facciamo una piccolissima deviazione poco oltre la cabinovia: da questa zona rialzata è possibile ammirare dall’alto tutta la prima metà del percorso. Si distingue nitidamente il bosco di faggi, la vallata di Valgoglio, la sagoma di Cima del Fop e, centinaia di metri più in basso, il lago Resentino.
Con quest’ultima cartolina impressa negli occhi affrontiamo la discesa. La pendenza è accentuata, ma il fondo si presenta regolare e in ottimo stato. Pensando alla salita che avremmo dovuto fare se avessimo percorso l’anello al contrario, confermo che affrontare il giro in senso antiorario è stata una scelta azzeccatissima.
L’area si è completamente svuotata: gli altri escursionisti sono ormai tutti scesi a valle o stanno cenando in rifugio. Nel silenzio serale, il rumore dei nostri passi viene presto accompagnato dal ticchettio degli zoccoli di un altro stambecco che sale sul nostro stesso sentiero. Gli lasciamo strada ed in poco tempo eccoci di nuovo ai piedi del villaggio Enel.

Ritorno verso il parcheggio di Valgoglio
L’anello si chiude ufficialmente in questo punto. Ora non ci resta che percorrere a ritroso il lungo e ripido sentiero dell’andata.
Non segnalo nessuna difficoltà aggiuntiva in questa fase, se non l’ovvia accortezza di affrontare le rocce più levigate o le radici viscide con la dovuta concentrazione in discesa.
Procedendo di buon passo, in poco più di un’ora raggiungiamo la fine dello sterrato, ritrovando l’asfalto e la nostra automobile parcheggiata.

Dove alloggiare a Valgoglio – Appartamenti Tesanuova
Il giro dei cinque laghi può essere affrontato in giornata, ma data la lunghezza del tracciato non mi è affatto dispiaciuto poter salire con calma alla mattina e godermi la discesa serale senza avere l’ansia del rientro verso casa.
Essendo Valgoglio un paesino dalle dimensioni molto ridotte, non vanta moltissime strutture ricettive. Tra queste, vi consiglio caldamente gli appartamenti Tesanuova, un complesso di recente ristrutturazione situato in pieno centro, dotato di parcheggio riservato, bel giardino e un arredo decisamente moderno.
Come punto d’appoggio, la zona è perfetta per affrontare questo trekking, ma risulta anche strategica per raggiungere moltissime altre escursioni dell’alta Val Seriana (alcune delle quali già descritte sulle mie pagine).

Consigli fotografici – Trekking 5 laghi di Valgoglio
Bosco di faggi lungo il sentiero CAI 228 📍45°59’14.4″N 9°53’28.9″E
Gran parte dell’inizio del percorso è immerso in un fittissimo e scenografico bosco di faggi. Le pendenze sono costanti, ma cercando bene si trovano piccoli spiazzi pianeggianti dove appostarsi e scattare in totale tranquillità.
Veduta sulla vallata e sulla cima del Fop📍45°59’38.5″N 9°53’22.1″E
Non appena usciti dalla vegetazione fitta, si aprono i primi vasti panorami su tutta la valle appena risalita, con un’ottima visuale sulla parete rocciosa della Cima del Fop.
Lago Resentino📍45°59’43.4″N 9°53’04.8″E
Piccolo bacino naturale raggiungibile con una breve traccia dalle case Enel. Pochi metri prima delle sponde, troverete degli affioramenti rocciosi che fungono da terrazza perfetta per immortalare l’intero lago dall’alto.
Diga del Lago Sucotto📍45°59’51.4″N 9°53’11.4″E
Sfruttando tutta la lunghezza del camminamento di questa diga, è possibile catturare angolazioni inedite dell’acqua, includendo le ripide fiancate delle cime circostanti.
Spiaggia del lago Carnello📍46°00’13.6″N 9°53’13.0″E
Muovendosi attorno alla sponda erbosa del Cernello e raggiungendo la piccola spiaggia a nord, potrete fotografare lo specchio d’acqua frontalmente, incorniciando perfettamente la sagoma del Monte Sucotto.
Lago Sucotto dall’alto📍46°00’05.7″N 9°53’01.1″E
Percorrendo il tratto del CAI 228 verso i laghi Campelli, si spalancano finestre panoramiche bellissime sul Sucotto sottostante: questo è indubbiamente lo spot migliore per foto grandangolari aeree.
Sperone roccioso sul lago Campelli Basso📍46°00’07.2″N 9°52’26.4″E
Da vicino, le acque di questo bacino possono apparire poco brillanti. Ma arrampicandovi leggermente sullo sperone roccioso adiacente al sentiero in salita, otterrete una visuale completa. Servirà un grandangolo molto spinto o una buona panoramica per farci stare tutto.
Veduta aerea sul lago Nero
Camminando sul CAI 229 avrete sempre un occhio puntato in basso verso l’imponente lago Nero. Cercando una via sicura per deviare leggermente dalla traccia, vi porterete su un promontorio affacciato nel vuoto che regala la veduta aerea più appagante dell’intero bacino.
Prati attorno al lago d’Aviasco📍46°00’04.6″N 9°51’42.0″E
Il sentiero 229 che porta verso il passo d’Aviasco costeggia per tutta la prima parte l’omonimo lago. Qui si trovano degli spiazzi erbosi perfetti per cogliere l’interezza dello specchio d’acqua.
Veduta panoramica sulla vallata📍45°59’45.3″N 9°52’49.3″E
Facendo una breve deviazione prima di imboccare la discesa del CAI 268, si raggiunge uno spiazzo rialzato da dove ammirare dall’alto il villaggio Enel, il lago Resentino e tutta la vallata percorsa

Galleria fotografica – Trekking 5 laghi di Valgoglio
Tutti gli scatti di questa uscita sono anche visibili in alta risoluzione sulla mia pagina Facebook: Galleria fotografica – Giro 5 laghi di Valgoglio
Conclusioni e consigli – Sentiero 5 laghi di Valgoglio
Il giro dei 5 laghi di Valgoglio è un’escursione ad anello indubbiamente affascinante e che sono contento di aver finalmente avuto modo di compiere.
Il sentiero, pur presentando una salita iniziale lunga e a tratti monotona, dopo circa un’ora inizia ad aprirsi verso scenari montani in continuo cambiamento, regalando innumerevoli spunti fotografici. La varietà del contesto e il desiderio di “scoprire” sempre il lago successivo rendono questo trekking stimolante, smorzando di molto la fatica accumulata in quota.
A tutto questo si aggiunge la comodità di poter fare riferimento a ben due rifugi, cosa che permette di viaggiare più leggeri o di accorciare il giro (chiudendo in anticipo l’anello e tornando dalla stessa strada).
Tuttavia, i tratti esposti, la ripidezza delle salite a gradoni e il generoso dislivello fanno rientrare questo anello a pieno titolo nella categoria EE. È un’escursione consigliata solamente a persone ben allenate, abituate a muoversi in alta montagna e a superare balzi altimetrici oltre i mille metri. Se non rientrate in questa categoria, questo percorso potrebbe rivelarsi troppo stressante; al contrario, per l’escursionista preparato saprà regalare enormi soddisfazioni.
Da un punto di vista puramente fotografico e paesaggistico, non posso non far notare come l’enorme quantità di dighe, condotte, muraglioni e cablaggi di alta tensione muti pesantemente i connotati dell’ambiente. Se è vero che alcune deviazioni solitarie permettono di isolarsi e ritrovare tratti totalmente incontaminati, è innegabile che su quasi tutto il tracciato l’impronta umana sia visibile, risultando a volte, per i miei gusti, esteticamente troppo invasiva.
Acqua lungo il sentiero dei 5 laghi di Valgoglio
Ci sono diverse fontanelle lungo il sentiero:
- Fontanella villaggio Enel: 📍45°59’45.6″N 9°53’08.8″E
- Fontanella baita Carnello: 📍46°00’07.5″N 9°53’12.1″E (la vedo sulla mappa, ma durante il trekking non l’ho notata)
- Fontanella Rifugio Capanna Lago Nero: 📍45°59’50.2″N 9°52’40.0″E
- Fontanella nel bosco: 📍45°59’25.3″N 9°53’38.1″E
Ti consiglio di utilizzare questa applicazione per visualizzare rapidamente tutte le fontanelle attorno alla tua posizione: Recensione Mapy.cz – La migliore App per il trekking (stefanopoma.it)

Periodo consigliato per il Giro dei 5 laghi di Valgolgio
- Primavera: ⚠️ Attenzione alla possibile presenza di ghiaccio e neve
- Estate: ✅
- Autunno: ⚠️ Attenzione alla possibile presenza di ghiaccio e neve
- Inverno: ⛔ Pericolo per via della neve
Link e riferimenti utili – 5 laghi di Valgoglio
- Casa Vacanze Tesanuova: https://tesanuova.com/
- Rifugio capanna Lago Nero: https://www.caibergamo.it/geoportale/rifugi-bivacchi/baita-lago-nero
- Baita Carnello: https://www.caibergamo.it/geoportale/rifugi-bivacchi/rifugio-cernello
- Portale Val Seriana: https://www.valseriana.eu/
PRO e COTRO e Valutazione
👍Pro:
- Tanti punti panoramici diversi
- Tante zone dove fermarsi
- Due punti di appoggio a metà anello
👎Contro:
- Salita iniziale lunga e un po’ monotona
- Paesaggio molto antropizzato, con strutture che rovinano un po’ il panorama
Valutazione
| Voto | 4/5 |
| Segnaletica | 4/5 |
| Difficoltà | 4/5 |
| Paesaggio | 4/5 |
Webcam sentiero 5 laghi di Valgoglio
Attualmente non è presente nessuna webcam posizionata direttamente sul giro dei 5 laghi di Valgoglio.
Q&A – Giro dei 5 laghi di Valgoglio
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